Maniero: "Il calciatore più forte con cui ho giocato? Un solo nome. Non lavoro perché..."
Pippo Maniero, ex giocatore, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha ripercorso tanti momenti della sua carriera.

Filippo Maniero, ex attaccante che ha militato in diverse squadre tra cui Milan, Sampdoria, Atalanta, Padova, Parma e Venezia, ha rilasciato alcune dichiarazioni a FanPage. Ecco alcuni passaggi dell'intervista: "Ho sempre lavorato tanto per mettermi a disposizione della squadra per cui ho giocato. Ho vissuto spogliatoi con tanti campioni diversi e ognuno di loro ho rubato qualcosa che mi è servita nella mia carriera. Ringrazio sempre Dio per avermi fatto fare questa carriera e alcuni insegnamenti del campo nella vita tornano, non c’è nulla da fare".
Cosa fa oggi Filippo Maniero?
"Ho il patentino di allenatore di base, ho allenato per una decina d’anni in categorie dilettantistiche e ora sono un paio d’anni che sono fermo. Vivo alla giornata, mi godo la mia famiglia. Non ho un lavoro vero e proprio perché sono riuscito a gestire bene i miei guadagni. Ho sempre rispettato gli insegnamenti dei miei genitori e non ho mai fatto il passo più lungo della gamba".
Alla prima esperienza con continuità in Serie A trova quasi la doppia cifra col Padova (9).
"Avevo 22 anni e sono riuscito a fare un anno importante perché oltre ad essere capocannoniere della squadra ci siamo salvati. Eravamo dati per spacciati e ci salvammo nello spareggio di Firenze col Genoa".
Prima volta oltre i 10 gol col Verona e la doppietta alla Juventus che i tifosi dell’Hellas non hanno mai dimenticato.
"Fu il trampolino definitivo per la mia carriera perché ho avuto la possibilità di giocare con continuità, quindi di dimostrare il mio valore. Ho trovato questa disponibilità di società e allenatore, saltando pochissime partite e riuscendo ad andare in doppia cifra. La doppietta me la ricordo e me la ricordano in tanti ma sarebbe stato più bello non perderla quella partita. Ho sempre messo avanti la squadra ai miei gol, se dovevo scegliere tra una vittoria senza gol o una sconfitta con gol miei non ho mai avuto dubbi. Fu annata importante che mi permise di fare il salto in una grande squadra come il Parma".
Ad un certo punto, il Milan.
"Un fulmine a ciel sereno perché era una chiamata completamente inaspettata. A Parma giocavo poco ma stavo bene. È arrivata quell’occasione e l’ho colta al balzo. Ho beccato l’anno più brutto del Milan di quel periodo. All’esordio feci anche gol al Piacenza e quella è una settimana che ricorderà per tutta la vita. Era una squadra che stava per chiudere un ciclo: Weah e Savicevic avevano molti problemi fisici, Boban lo stesso e i senatori avevano accusato un po’ il colpo dopo anni di grandi successi".
A Venezia, invece, ha dato il meglio del suo repertorio.
"Insieme a Padova le esperienze più belle della mia vita calcistica. Tanti anni tra Serie A e B con molti gol e ancora adesso sono il capocannoniere della storia del club. Lottavamo sempre per non retrocedere ma son stati anni davvero indimenticabili".
Che presidente era Maurizio Zamparini?
"È il presidente che tutti i calciatori vorrebbero avere. Non faceva mai mancare niente, cercava sempre di mettere i calciatori a proprio agio. Una persona intelligente, colta, simpatica… per stare bene lui doveva vedere che tutti intorno lui dovevano stare bene. Ho fatto cinque anni con lui e avevamo un grande rapporto. Quando veniva in ritiro, e si fermava più di qualche giorno, vedevi la differenza tra l’uomo e il presidente".
Torniamo al campo… se le dico Recoba, cosa mi risponde?
"Ci fu feeling da subito. Non ci conoscevamo ma sin dai primi allenamenti sembrava che fossimo insieme da anni. Bastava uno sguardo e la palla arrivava perfetta. Non so spiegarti il motivo ma era così. So solo che da quando arrivò lui, io feci 12 gol e il Chino ne fece 11. Ogni domenica era un divertimento ed era bellissimo giocare con lui. Negli allenamenti si divertiva un sacco, anche se odiava la parte atletica: quando c’era da toccare il pallone sembrava un bimbo di 5 anni. Era un calciatore incredibile ed è stato uno dei più forti che ho visto giocare. Probabilmente la sua poca attitudine al sacrificio lo ha frenato un po’ ed è un peccato perché forse avrebbe avuto un altro tipo di carriera ma era un giocatore davvero forte".
È Baggio il calciatore più forte con cui ha giocato?
"Sì, senza dubbio. In quell’annata lì era alla fine ma allenarmi con lui e vederlo da vicino era qualcosa di mai visto".
E quello che l'ha più impressionato da vicino?
"Ronaldo il Fenomeno. Pensavo venisse da un altro pianeta, una roba stratosferica. Quando io ero al Parma lo vidi per la prima volta da vicino e pensai ‘Io non c’entro niente con questi qui’".
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